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| Sciopero generale 12 dicembre 2008
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Sempre in riforma…
Luca Maria Negro
«Ecclesia reformata semper reformanda», la chiesa riformata è sempre da riformare. Qual è l'origine di questo motto tipico del protestantesimo? Nell'opera «Contemplazioni di Sion» del pastore riformato olandese Jodocus van Lodenstein (1620-1677) si legge: «Un uomo dotto voleva che la chiesa riformata non fosse chiamata reformata (cioè riformata) ma reformanda (cioè da riformare). Che chiesa pura diventerebbe, se fosse sempre dedita a questo! Quanto compatta nella verità, quanto santa nella pratica». Queste parole sono probabilmente la più antica testimonianza scritta del motto protestante. Pastore a Utrecht, van Lodenstein apparteneva al movimento di risveglio «Nadere reformatie» («Riforma ulteriore», o «Riforma continua»), vicino al pietismo tedesco e al puritanesimo inglese, movimento che proponeva di equilibrare la rigida ortodossia dottrinale del calvinismo con la pietà personale e l'impegno sociale e educativo.
«Sempre in riforma… - semper reformanda» è lo slogan che abbiamo voluto adottare per la campagna abbonamenti 2012 a Riforma / L'Eco delle Valli Valdesi. Uno slogan che vuole sottolineare gli sforzi di rinnovamento che il nostro settimanale sta compiendo da un anno a questa parte.
Con la Festa della Riforma del 2010 abbiamo infatti varato una nuova grafica del giornale, che punta anzitutto a una migliore leggibilità, con un accresciuto uso del colore, con articoli più brevi e una impaginazione più armonica (il materiale è disposto in fasce orizzontali che si corrispondono nella pagine «a specchio», mentre il numero variabile di colonne rende le pagine più «movimentate»). Al tempo stesso il restyling, grazie a un diverso stile dei titoli e a una disposizione più razionale delle pagine, mira a rendere più riconoscibile la struttura del giornale, articolato in sette sezioni: 1) l'apertura e l'ultima pagina, dedicate alle tematiche di attualità; 2) le pagine bibliche e di spiritualità; 3) le pagine internazionali; 4) la sezione culturale; 5) L'Eco delle Valli Valdesi, che è tornato ad essere un inserto di quattro pagine al centro del giornale; 6) vita delle chiese e 7) commenti e lettere.
Accanto alla nuova grafica, abbiamo speso molte energie per rendere Riforma / L'Eco delle Valli Valdesi uno strumento sempre più multimediale. L'abbonamento on-line consente non solo di accedere a tutte le sezioni del nuovo sito web (www.riforma.it), inaugurato nel 2010, ma anche di ricevere per e-mail un link alla versione PDF del giornale: una innovazione molto pratica, perché consente di consultare comodamente il giornale sul proprio computer o tablet, senza necessariamente rimanere collegati a Internet, e di archiviare facilmente gli articoli che più interessano. Ricordiamo che sia l'accesso pieno al sito internet che la possibilità di ricevere il PDF ogni mercoledì, dunque prima della data ufficiale di uscita del giornale) sono offerti senza costi supplementari a tutti gli abbonati, sia alla versione cartacea che a quella on-line.
Ma non basta: negli scorsi mesi si sono aggiunte una pagina Facebook («Riforma-Eco delle Valli valdesi») e aggiornamenti tramite Twitter (http://twitter.com/#!/Riforma_settim). Continuiamo inoltre a lavorare al nostro sito, per renderlo ancora più accessibile interattivo.
Naturalmente tutti questi sforzi per essere «Sempre in Riforma…» possono essere sostenuti solo se le lettrici e i lettori, e particolarmente i membri delle chiese battiste, metodiste e valdesi – a cui il giornale appartiene - ci garantiranno il loro sostegno rinnovando e incrementando il numero degli abbonamenti. Per questo chiediamo a tutte le comunità di attivarsi per la campagna abbonamenti, e abbiamo appena pubblicato (n. 44 del 18 novembre, ultima pagina) una serie di suggerimenti in proposito.
Desidero sottolineare che lo sforzo della campagna dovrebbe riguardare non solo l'interno, ma anche l'esterno delle nostre comunità, perché siamo convinti Riforma non sia un «bollettino parrocchiale» (con tutto il rispetto per questo tipo di pubblicazioni!), non sia solo la voce delle chiese «bmv» ma un'importante finestra sull'ecumene cristiana nel mondo, un utile strumento di formazione spirituale, teologica e culturale, uno spazio di dialogo per tutti coloro che (come è scritto sul cartiglio della nostra testata) credono che Gesù Cristo sia «la via, la verità e la vita» (Giovanni 14,6). In quest'ottica il nostro «Sempre in riforma…», pur nella diversità delle condizioni storiche e nell'evoluzione delle teologie, non è così distante da quello enunciato dal teologo olandese che abbiamo citato all'inizio. Il nostro obiettivo, in altri termini, non è solo quello di un rinnovamento grafico o multimediale, ma è quello più ambizioso di contribuire, nel nostro piccolo, a una visione «olistica» della fede e della chiesa, che metta a confronto fede, Bibbia, teologia, cultura, riflessione etica e impegno sociale in vista di una sempre più incisiva testimonianza delle nostre chiese nella società.
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| Martin Lutero: scritti religiosi pp.639
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...La parola e la dottrina degli uomini hanno stabilito che si deve lasciare soltanto ai vescovi, ai dotti e ai concili il compito di pronunciare giudizi sulle questioni dottrinali. Quanto viene decretato da tali autorità dev’essere ritenuto da tutto il mondo per giusto, e dev’essere accolto come articolo di fede, e vogliono provarlo le loro esaltazioni diuturne del diritto divino del papa. Non si ode quasi altro nei loro discorsi fuor che questo vanto: possedere il potere e il diritto di giudicare ciò che sia cristiano o eretico, e il semplice credente deve aspettare il loro giudizio e attenersi ad esso. Ma questa pretesa, con la quale hanno assillato il mondo intero e che costituisce il loro cavallo di battaglia, contrasta in modo vergognoso e stolto con la legge e la parola di Dio!
Cristo, infatti, sostiene proprio il contrario: toglie ai vescovi, ai dotti e ai concili il diritto e il potere di giudicare della dottrina e lo dà a tutti i cristiani e ad ognuno di essi, dicendo, in Giovanni, X, 14-27: «Le mie pecore conoscono la mia voce». Parimenti: «Le mie pecore non seguono gli stranieri, ma li fuggono, poiché non conoscono la voce degli stranieri». E ancora: «Quanti sono venuti sono ladri e briganti, ma le mie pecore non li hanno ascoltati».
Qui vedi chiaramente chi ha il diritto di giudicare della dottrina. Vescovo, papa, dotti, ognuno ha facoltà d’insegnare, ma le pecore devono giudicare se essi insegnano la parola di Cristo o la parola di stranieri. Mio caro, che cosa possono obiettare quelle bolle d’aria che vanno ripetendo: «Concilia, concilia. Eh, si devono ascoltare i dotti, i vescovi, la moltitudine, si devono rispettare le antiche usanze e abitudini!»? Ma pensi forse che la parola di Dio debba cedere alle antiche usanze, alla consuetudine, ai vescovi? Giammai! Lasciamo perciò che vescovi e concilia decidano quello che vogliono, se la parola di Dio è per noi, essa rimane con noi e non con loro, piaccia loro o meno, e devono cedere dinanzi a noi e obbedire alla nostra parola....
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| Lutero brucia la bolla di papa Leone X
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| TESTAMENTO BIOLOGICO
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Testamento Biologico: la libertà di poter decidere
Riccardo Baral
Martedì 12 gennaio si è tenuta al teatro valdese di Pomaretto una tavola rotonda organizzata dal Comune sul "Testamento Biologico", a cui hanno partecipato Flavio Maina (ex primario dell'ospedale valdese di Pomaretto), don Johnny Barquero della parrocchia di Osasco, ed il pastore Sergio Manna pastore valdese della chiesa di Pomaretto. La serata, molto partecipata, è iniziata con l'intervento garbato e competente del dott. Flavio Maina, che ha avviato il proprio argomentare con parole di grande gratitudine per il personale infermieristico dell'ospedale di Sondrio che si è prodigato nelle cure ad Eluana Englaro. Maina ha quindi fatto presente come il ddl Calabrò sul testamento biologico "bloccherebbe di fatto ogni iniziativa tesa a consentire ad ognuno di noi a scriversi appunto il proprio testamento biologico, in quanto i medici non sarebbero tenuti a considerare la volontà manifestata dai pazienti". L'aspetto più grave di questa legge "sarebbe che una prassi che fino ad oggi è considerata medica (idratazione del corpo ed l'alimentazione indotta tramite sondino naso-gastrico e P.e.g, diventerebbe una prassi non medica e obbligatoria, aggirando di fatto la costituzione che prevede il rifiuto delle cure se non ritenute utili dal paziente. Maina ha evidenziato che l'intervento chirurgico preliminare, per consentire l'alimentazione artificiale, richiede il consenso informato e l'autorizzazione da parte del paziente, (se possibile) o da parte di un parente o dell'eventuale tutore...:"Quindi non obbligatorietà di fatto per la gastroscopia e l'obbligatorietà dell'alimentazione forzata: un vero e proprio controsenso. Maina ha sottolineato L'intervento ha sottolineato l'aspetto legale, le responsabilità medico-infermieristiche e le modalità per informare il più correttamente possibile il paziente, quando possibile, o i parenti sulle condizioni del malato, e sulla effettiva utilità di alcune cure che in molti casi non servono a garantire una aspettativa di vita degna, ma ad allungare il numero dei giorni di sofferenza. Maina ha concluso ricordando che le 15 persone coinvolte nella fase terminale di Eluana Englaro hanno prestato il loro sostegno in modo del tutto gratuito rischiando, come poi è avvenuto, un'incriminazione per omicidio volontario. La giustizia ha avuto il suo corso assolvendo TUTTI compreso il papà di Eluana Englaro.
Il secondo intervento della serata, è stato tenuto da don Johnny Barquero che ha esposto il suo pensiero e quello della religione Cattolica Romana, riconoscendo il fatto che in alcuni casi la vita dovrebbe finire in un modo più naturale, senza avvalersi a tutti i costi dell'uso delle macchine (ventilazioni forzate ecc), egli ha sottolineato però che la sofferenza dell'essere umano fa parte della vita e che siccome Gesù Cristo è vissuto, ha sofferto sulla croce, anche l'uomo dovrebbe accettare le sofferenze portate dalla malattia.
Il terzo intervento è stato effettuato dal pastore valdese Sergio Manna, che per parte sua ha chiarito subito che non interveniva come pastore della chiesa di Pomaretto, ma come ex cappellano clinico. Il suo intervento è iniziatocon una citazione del filosofo Hans Jonas:
“Il nuovo problema è il seguente: spesso la tecnologia moderna, anche quando non può procurare la guarigione o un sollievo o una proroga, per breve tempo, di vita che valga la pena di vivere, è tuttavia in grado di procrastinare la fine oltre il punto in cui la vita ha ancora valore per il paziente stesso, anzi oltre il punto in cui questi è ancora in grado di darle un valore”.
Proseguendo Manna ha sottolineato come si stia vivendo in un'epoca "in cui tecnologie sempre più sofisticate ci permettono di prolungare fino all'inverosimile delle esistenze che, per vie naturali, si sarebbero già concluse da lungo tempo. In molti casi vale la pena di chiedersi se si tratti realmente di prolungamento della vita o se non sia piuttosto il prolungamento di un'agonia". La medicina pre-scientifica aveva meno strumenti a disposizione e per questo poteva e doveva accettare la morte nel proprio orizzonte. "La medicina tecnologica (quella cioè che inizia dai primi del ‘900) vive, invece, la morte come una sconfitta. Di qui la tentazione dell’accanimento terapeutico, a cui ultimamente cedono anche uomini di chiesa, che, pure, con l’accettazione della morte dovrebbero avere una maggiore familiarità". Nel 1957 il papa Pio XII poteva tranquillamente dichiarare:
“Se si giudica permanente una profonda perdita di coscienza, allora i mezzi straordinari per l’ulteriore mantenimento della vita non sono obbligatori. Si possono sospendere e consentire al paziente di morire”.
I suoi successori, a quanto pare, sono di parere completamente opposto. "Nel caso di Eluana Englaro - ha proseguito Manna - abbiamo assistito a ben altre dichiarazioni da parte dei vertici della chiesa cattolica, dichiarazioni che hanno lasciato perplessi anche moltissimi credenti oltre che il mondo laico". Per quanto riguarda l'aspetto attuale del decreto Calabrò il pastore Manna evidenzia che appaia come una vendetta dell’alleanza tra partiti di centro-destra e Vaticano contro le decisioni prese a suo tempo dalla corte di Cassazione sul caso Englaro. "Più che una legge in favore del testamento biologico - ha detto Manna -, il ddl Calabrò è un affossamento del testamento biologico, sia perché il medico non è tenuto a prendere in considerazione le direttive anticipate del paziente (Art.7, comma 1), sia perché essa non ammette la possibilità di rifiutare l’alimentazione e l’idratazione artificiale (Art.3, comma 6), con conseguenze che possono essere catastrofiche. Come ha scritto Ignazio Marino:
“in nessun altro paese al mondo si è riusciti a scrivere in una legge che idratazione e nutrizione artificiali non sono trattamenti sanitari, perché nessuno, nemmeno i più conservatori, hanno avuto l’arroganza di affermazioni così contrarie alla conoscenza scientifica e alla logica” .
"Una cosa è certa - ha concluso Manna -: questa legge sul testamento biologico, così com’è, non va. Con essa si contraddice l’articolo 32 della Costituzione e viene meno l’antico principio dell’Habeas corpus, come giustamente ricorda Stefano Rodotà. Nulla dovrebbe impedire ad una persona di ricevere tutte le cure che riterrà appropriate, anche quelle che eventualmente per altre persone sarebbero inaccettabili; ma, allo stesso tempo, a nessuno dovrebbero essere imposti trattamenti indesiderati. Una legge adeguata sul testamento biologico dovrebbe garantire il rispetto dell’autonomia decisionale, relativamente alla scelta di avvalersi o meno di un certo tipo di cure o interventi. Questo è un aspetto che può essere sostenuto a partire da una visione laica dell’esistenza, ma anche a partire da una concezione religiosa della vita.
Al termine degli interventi programmati la serata è poi proseguita con diversi interventi da parte del pubblico, che hanno evidenziato come sia indispensabile appoggiare una legge sul testamento biologico fatta in modo serio e responsabile, ma sopratutto parlarne in famiglia, incominciare a parlare della morte, non come un tabù ma come l'atto conclusivo della vita stessa. A conclusione dell'incontro infine l'assessore ai servizi Sociali e della Sanità del comune di Pomaretto si è reso disponibile ad affrontare la realizzazione di uno sportello per il cittadino, "atto ad informare ed ad espletare la pratica del testamento biologico", e la chiesa valdese di Pomaretto si è resa disponibile a collaborare, ricordando che la chiesa valdese di Milano ha realizzato uno sportello funzionante ormai dall'autunno scorso. Auspicando che ci possano essere futuri incontri su questo tema, la serata è finita ringraziando gli ospiti intervenuti e la moderatrice Sandra Rizzi.
articolo di Riforma del 22 01 2010
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| congedo dal lavoro
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il mio saluto a tutti Voi
Oggi 30 novembre è per me l'ultimo giorno di lavoro. Ho atteso con impazienza questo momento, ma gli ultimi giorni sono trascorsi molto in fretta, anche grazie alle vostre manifestazioni di affetto e di amicizia. Ventidue anni trascorsi in questa azienda non sono poca cosa; ho visto e partecipato ad una grande trasformazione, sia dal punto di vista tecnologico che umano, nei rapporti fra le persone (non sempre positivo) e nel modo di affrontare il tema della sicurezza, ultimamente portato avanti con grande considerazione, anche se con qualche difficoltà.
In effetti non sarò più presente al lavoro dal mese di dicembre, anche se sarò dimissionario dal 30 giugno 2010, svolgerò ancora il mio ruolo di rappresentante dei lavoratori CGIL fino a fine 2009, in seguito mi succederà Marcella Giuliani. Un discorso a parte è il mio ruolo di rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, ho intenzione di esercitare il mio ruolo fino alla riunione annuale fra RLS, Medico e Direzione dello Stabilimento, riservandomi se portarlo fino a fine giugno 2010 o se interromperlo prima.
Ho trascorso tutti questi anni con molti di Voi, ho ormai salutato molti che se ne sono andati prima di me, non ho dimenticato nessuno, serbo un ricordo di tutti, spero che mi ricorderete per quello che sono, per quello che ho fatto, per quello che ho cercato di fare, senza riuscirci (l'unità sindacale) ma sopratutto per il fatto che ho sempre cercato di dirvi le cose come stavano e non di raccontarvi delle frottole.
Abbiamo attraversato tempi difficili e credo che non sia ancora finita; vi raccomando di essere vigili, di sostenere i vostri rappresentanti sindacali, di criticarli all'occorrenza, ma, non dimenticatevi che sono l'unica vostra forza di mediazione con il datore di lavoro, sono delle persone, con le loro debolezze, ma esercitano il loro ruolo, credetemi con grande spirito di sacrificio, non ultimo: sono l'espressione di tutti voi, sono lo specchio di quello che siete. Infine rivolgo il mio saluto sopratutto a tutte le donne, vera forza della ITT, donne che con tanto spirito di sacrificio lavorano con grande professionalità e dedizione, in questi anni ho assistito ad una vera rivoluzione, non solo occupano il loro "ruolo naturale" alle postazioni di finitura e di collaudo (gli uomini se lo scordano proprio), ma ultimamente si vedono sempre più spesso anche alle presse, (mansioni storicamente riservate agli uomini). Ritengo a tale proposito che sarebbe moralmente doveroso rivedere gli inquadramenti ed i livelli delle donne equiparandoli a quelli degli uomini.Ringrazio tutti, per il sostegno che mi avete dato in questi anni, sia nel mio lavoro e sia come RSU\RLS, ringrazio i miei colleghi RSU|RLS per la loro pazienza, i colleghi della manutenzione che non mi hanno mai fatto mancare il loro sostegno, i miei responsabili, gli operatori ed i meccanici di linea, ringrazio in particolar modo i lavoratori stranieri che vengono nel nostro paese per ricercare una vita dignitosa e non sempre la trovano, ma, qui da noi, ne sono particolarmente orgoglioso: sono stati bene accolti. Ora chiudo e finisco di annoiarvi.
Un grande abbraccio fraterno dal vostro Riccardo Baral
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