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    Farel
Guglielmo Farel

Diffusione del pensiero riformato

Giorgio Tourn

Sassonia

 

Nel Ducato di Sassonia dell'Impero Germanico, sotto il pio duca Federico, nella giovane università di Wittemberg uno dei professori più in vista é il frate agostiniano Martin Lutero. Martino, dotato di una forte sensibilità religiosa, vive i problemi della fede in modo acuto e tormentato. Problema centrale dei suoi tormenti è la salvezza. Oggi l'ambito in cui la fede ci pone interrogativi è piuttosto il senso della nostra vita, ma per l'uomo del '400 il problema centrale è: come può l'uomo peccatore essere perdonato e salvato. L'immagine artistica quattrocentesca che rappresenta la religiosità dell'epoca non si trova nella grande arte italiana, ma è piuttosto nella "danza della morte": dal principe al contadino ogni essere umano intreccia la sua vita con la presenza costante della morte. E, come per il cavaliere del "Settimo Sigillo" di Bergman, il contesto che accompagna la partita a scacchi con la morte è la peste: i due incubi del '400 sono la morte e la peste. La chiesa, luogo d'incontro non solo domenicale, centro della vita sociale dell'epoca, è circondata da tombe e cimiteri poiché è importante esser sepolti più vicini possibile al sacramento. Le opere buone, la penitenza, la comunione, non placano l'angoscia del senso di colpa e della colpevolezza che nessuno potrà mai presentarsi a Dio abbastanza pulito da meritarsi la salvezza. Indirizzato dal suo confessore a placare i suoi tormenti in una maggior attività, Martino diventa professore e studia la Bibbia per insegnarla ai novizi. Scopre la lettera ai Romani, si identifica con l'apostolo Paolo, ne segue il cammino, fino alla scoperta della giustificazione per fede secondo cui la vita del cristiano è nello stesso tempo vita di peccatore e di giustificato (simul peccator et justus). Intuizione, questa, che non risolve solo i problemi spirituali del frate, ma di tutti. Quando nel giorno di Ognissanti del 1517 Lutero diffonde le sue 95 tesi, il popolo radunato per la tradizionale esposizione delle reliquie, vi si riconosce e le fa proprie. La rapida diffusione delle idee liberatorie porterà conflitti, dispute teologiche, condanne e scomuniche che non impediranno al movimento riformato di espandersi per tutto l'impero, sostenuto in alcuni casi anche da principi e signori.

 

Zurigo

 

Un fenomeno analogo avviene a Zurigo intorno al 1523, dove compare un altro personaggio riformatore, prete della cattedrale della città, Ulderico Zwingli. Diverso però è il contesto politico: Zurigo non è uno stato come la Sassonia, ma una città. Non comanda un principe, ma il consiglio comunale, rappresentativo della cittadinanza. II consiglio comunale di Zurigo incarica i pastori di studiare la bibbia per trovare i fondamenti della chiesa e spiegare la verità alla gente. Lo studio della scrittura viene fatto col massimo scrupolo applicando il nuovo metodo scientifico che la cultura umanista ha introdotto nello studio dei testi classici. Si abbandona la versione latina (che per la chiesa cattolica resta invece fino al nostro secolo l'unica versione) e studiando pazientemente greco ed ebraico, si risale ai testi originali. Tale è la passione di questo lavoro che si diffonde lo studio delle due lingue; ancora in tempi recentissimi nei licei della Germania e della Svizzera c'era l'opzione tra lo studio del latino, del greco o dell'ebraìco. Alla chiesa spetta dunque la spiegazione della verità contenuta nella scrittura, mentre la gestione della città, chiesa compresa, spetta al governo cittadino. Si chiudono i conventi (trasformati in scuole o opere sociali), si nazionalizzano le proprietà della chiesa, si occupano ex frati e suore nell'assistenza dei poveri della città, assistenza peraltro a termine, alla fine del quale chi non ha trovato un lavoro sarà espulso dalla città. II lavoro diventa la realtà fondamentale della vita del cittadino e, per la prima volta nella storia, un diritto è un dovere; la mendicità è perseguita come colpa sociale. Nella società medievale la mendicità è funzionale al sistema del capitale. II povero restituisce al ricco la sua elemosina sotto la dimensione spirituale: il ricco si libera del suo peccato di ricchezza e riceve in cambio le preghiere del povero per la salvezza della sua anima. II ricco non lascia dietro di sé le ricchezze acquisite in modo più o meno onesto. AI momento di morire le lascia alla chiesa o al convento, non lascia un capitale da reinvestire perché non può lasciare una colpa: è il povero che "ricicla" il suo capitale, come una moderna banca svizzera. Per Valdo la forma più alta di fede cristiana è proprio una povertà assunta liberamente. Ma in una società fondata sul lavoro il denaro cessa di essere una colpa di cui ci si deve liberare, può essere lasciato ai figli, o alla città , per essere reinvestito. In una società dominata dall'incubo della morte e dell'inferno, l'innesto del lavoro come impegno o servizio e il denaro come monetizzazione del lavoro ha un effetto dirompente e rivoluzionario. La povertà e la mendicità diventano colpa, non tanto davanti a Dio, quanto davanti alla dignità umana: il parassita non è uomo. Un italiano cattolico di allora che si recava a Zurigo ne riportava una impressione di disumanità: "non amano i poveri: li obbligano a lavorare, li cacciano: mancano di solidarietà!". Pensate all'uso anche oggi della parola "solidarietà" in Italia. Per un protestante la solidarietà si può esprimere socialmente solo in leggi giuste; il resto è carità, che si può aggiungere accanto alle leggi, ma su cui non può essere basato un sistema sociale. Nel 1530 muore Zwingli, cappellano dell'esercito protestante sconfitto dall'esercito dei cantoni cattolici, Zurigo è sconfitta, ma nel frattempo diventano protestanti Basilea, Strasburgo e Berna. I bernesi che confinano con la Savoia (territorio esteso in più direzioni da Torino a Losanna, da Nizza a Ginevra) invadono il Cantone di Vaud: Ginevra e tutta la Savoia settentrionale diventano protestanti.

 

I valdesi e la riforma

 

Attraverso i barba itineranti in tutta Europa, le notizie di questi sconvolgimenti arrivano anche ai valdesi. Dopo un primo incontro al Laus, sopra Fenestrelle, l'assemblea dei barba decide di inviare due di loro in Germania a prendere informazioni sulla Riforma. I due riferiranno ad una seconda assemblea a Mérindol, nelle montagne del Luberon, in Provenza. Colpiti dalla coincidenza delle posizioni riformate con alcune loro vedute, i valdesi, ancora pieni di dubbi, redigono una lista di domande che affidano ad altri due barba che partono per interrogare più ampiamente i riformatori. Rinviati da Ginevra a Berna, da Zurigo a Basilea, i due trovano finalmente a Strasburgo chi li ascolta. Si tratta del fondatore della chiesa protestante della città, Bucero, un frate domenicano che aveva buttato la tonaca dopo aver conosciuto Lutero. Bucero mostra una totale disponibilità verso i due valdesi che lo interrogano. "Valdese" era allora l'eretico per eccellenza. Giovanna D'Arco era stata condannata al rogo sotto accusa di "valdesia" equivalente più o meno a stregoneria. Lutero stesso, quando nella disputa di Lipsia viene accusato dal teologo cattolico di ripetere idee valdesi, inorridisce esterrefatto e, solo dopo essersi ampiamente documentato arriverà a dire: "Eravamo tutti valdesi e non lo sapevamo". Possediamo ancora le risposte di Bucero agli innumerevoli quesiti dei valdesi: dal celibato dei barba alla celebrazione della domenica, dalla liceità di uccidere le spie dell'Inquisizione al giuramento di fedeltà alle autorità, alla scelta tra comunità cristiana organizzata o "vera chiesa", nascosta, fuori da ogni compromesso col potere, ecc. I barba tornano dopo due anni a Mérindol, in una nuova assemblea, ma la decisione definitiva sarà ancora rimandata a Chanforan (1532) dove si sarebbe forse ancora continuato a discutere senza decidere se non fosse stato per la presenza incalzante di Farel, il cui percorso turbolento qui si incrocia con quello dei valdesi.  Guglielmo Farel, prete e noto predicatore in Francia, incontrato il pensiero riformato, comincia un itinerario agitato tra Francia, Svizzera e Savoia. Dinamico, polemico, senza mediazioni, deve spesso fuggire a seguito di violente prese di posizioni pubbliche o sermoni troppo focosi. Non sappiamo perché Farel si trovi a Chanforan. Forse, nato nel Delfinato, spera che una adesione dei Valdesi alla Riforma favorisca il passaggio di tutta la Savoia al fronte protestante: i bernesi potrebbero scendere verso sud o il duca di Savoia, che non aveva mai risposto alla lettera in cui Lutero lo invitava ad aderire alla Riforma, potrebbe decidersi in questo senso: tutto è possibile in un’Europa in ribollimento. I barba più giovani, probabilmente, spingono per il cambiamento e spalleggiano Farel. Dopo una settimana di discussione, l’assemblea , (che non è un sinodo, perché del sinodo non ha la rappresentatività ), accetta la scommessa su questa nuova ipotesi e decide di organizzare il proprio movimento in chiesa riformata. Tranquillo e discreto partecipa a questa assemblea un ginevrino, parente di Calvino, chiamato Olivetano, che si trasferirà di li a poco nelle valli per lavorare alla traduzione della Bibbia in francese partendo dai testi originali, lasciandoci la prima copia completa, di gran valore, in quella lingua. A lui dobbiamo la creazione del termine "l’Eterno" , che ancora usiamo nel vecchio testamento. La prima edizione, pagata con i soldi collettati dei valdesi di Chanforan, esce con una lettera dedicatoria di Calvino, primo testo in francese del riformatore, allora ancora sconosciuto.

 

     

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